Nella velata
noia dell’alba,
in questo ancor verde,
indugio nel gavì
ed in memorie
preziose
della mia terra,
della città mia,
Massaua!
Bianca e decrepita.
Là, in questo momento,
annoiato del suo letto
di coralli, onde e delfini
balza possente il sole
fra bianche spume,
fuor degli abissi
azzurri del mare.
Sul tremulo orizzonte,
per un attimo
danza nel suo fuoco,
mi sorride,
e lieve
mi bacia!
Ma presto
arrogante,
ardente,
spietato!
sale alto nel cielo!
Nella nebbia rovente
Il mio sguardo si parde
ora lontano.
Laggiù
la risacca del mare
lambisce bianca
la costa desolata
di Archico
ed oltre
Saberguma sabbisa
vibra remota
nel calore assurdo.
Nascosto
nell’ombra rada
di acacie spinose
mi accarezza,
pietosamente,
una bava di vento.
Supero nel silenzio
lacerato dal fremito
di mille insetti.
il sonnolento
calor meridiano,
ed infine,
s’avvicina la sera.
Dolce,
tingendo di rosa
vele di sambuchi
lontani nel mare,
Attorno ai pozzi,
già frotte di tortore
frenetiche di bere,
e grida
nell’aria
di faraone
irrequiete e ciarlone,
Richiami e fischi
di pastori
fra mandrie
polverose,
che lascian l’abbeverata,
e muovono
lentamente
verso gli ovili.
Ed il crepuscolo,
mi dona,
la sottile tristezza,
la nostalgia
del tramonto.
Al fine,
nella fresca brezza salina
cade
veloce la notte,
ed Intuisco
già le iene
fameliche
in agguato!
Questo è stato il mio giorno.
Come ogni altro giorno!
Immenso sopra di me
appare ora
maestoso
lo spettacolo celeste.
Nel buio
luminoso di stelle
vago oziosamente
sulla sabbia soffice
della riva,
cercando
dolci memorie
di spasimi
e gioie,
forse vissute qui,
o forse,
solamente sognate!
Ammiro alte
le galassie,
innumeri
appese
nello spazio infinito.
Che ci fanno lassù,
eteramente gelide,
immobili,
indifferenti
al mio tortuoso andare?
Chissà?
Hanno uno scopo?
Ma scioglierò
la loro
indifferenza,
opponendo
i mille brividi
del corpo mio,
anche se esausto,
e limato dal tempo!
Col mio calore umano,
col palpito
di mille
mie speranze,
col mio rifiuto,
anzi abbraccio
della tua vanità,
o Universo,
ti vestirò di affetto,
e comprensione
per quel che ho perduto,
per le mie debolezze,
e delusioni,
ed amare rinunce!
Con profonda umiltà!
t’imploro!
O forse t’impreco!
Tu fosti,
e tu sei,
e tu sempre sarai,
ma dove,
alla fine,
mi accoglierai?
Fra le tue stelle?
Taci,
come sempre!
Impassibile,
crudele,
dimenticando
che le tue folli galassie,
Il tuo tempo
infinito,
la vastità
del tuo spazio,
son solo creazioni
dello stupore,
dell’ardore ribelle,
del mio
spirito umano!
Umile
ma instancabile
che da senso
al tuo freddo,
vano,
infinito squallore!
Inventando
i tuoi mille colori,
la tua bellezza,
la tua potenza,
il tuo splendore!
Cantando
ogni notte
la tua eterna gloria.
St.Kitts, 22 Settembre 2024
© Emilio De Luigi