Diario Massauino

Nella velata

noia dell’alba,

in questo ancor verde,

settembre canadese

indugio nel gavì

ed in memorie

preziose

della mia terra,

della città mia,

Massaua!

Bianca e decrepita.

Là, in questo momento,

annoiato del suo letto

di coralli, onde e delfini

balza possente il sole

fra bianche spume,

fuor degli abissi

azzurri del mare.

Sul tremulo orizzonte,

per un attimo

danza nel suo fuoco,

mi sorride,

e lieve

mi bacia!

Ma presto

arrogante,

ardente,

spietato!

sale alto nel cielo!

Nella nebbia rovente

Il mio sguardo si parde

ora lontano.

Laggiù

la risacca del mare

lambisce bianca

la costa desolata

di Archico

ed oltre

Saberguma sabbisa

vibra remota

nel calore assurdo.

Nascosto

nell’ombra rada

di acacie spinose

mi accarezza,

pietosamente,

una bava di vento.

Supero nel silenzio

lacerato dal fremito

di mille insetti.

il sonnolento

calor meridiano,

ed infine,

s’avvicina la sera.

Dolce,

tingendo di rosa

vele di sambuchi

lontani nel mare,

Attorno ai pozzi,

già frotte di tortore

frenetiche di bere,

e grida

nell’aria

di faraone

irrequiete e ciarlone,

Richiami e fischi

di pastori

fra mandrie

polverose,

che lascian l’abbeverata,

e muovono

lentamente

verso gli ovili.

Ed il crepuscolo,

mi dona,

la sottile tristezza,

la nostalgia

del tramonto.

Al fine,

nella fresca brezza salina

cade

veloce la notte,

ed Intuisco

già le iene

fameliche

in agguato!

Questo è stato il mio giorno.

Come ogni altro giorno!

Immenso sopra di me

appare ora

maestoso

lo spettacolo celeste.

Nel buio

luminoso di stelle

vago oziosamente

sulla sabbia soffice

della riva,

cercando

dolci memorie

di spasimi

e gioie,

forse vissute qui,

o forse,

solamente sognate!

Ammiro alte

le galassie,

innumeri

appese

nello spazio infinito.

Che ci fanno lassù,

eteramente gelide,

immobili,

indifferenti

al mio tortuoso andare?

Chissà?

Hanno uno scopo?

Ma scioglierò

la loro

indifferenza,

opponendo

i mille brividi

del corpo mio,

anche se esausto,

e limato dal tempo!

Col mio calore umano,

col palpito

di mille

mie speranze,

col mio rifiuto,

anzi abbraccio

della tua vanità,

o Universo,

ti vestirò di affetto,

e comprensione

per quel che ho perduto,

per le mie debolezze,

e delusioni,

ed amare rinunce!

Con profonda umiltà!

t’imploro!

O forse t’impreco!

Tu fosti,

e tu sei,

e tu sempre sarai,

ma dove,

alla fine,

mi accoglierai?

Fra le tue stelle?

Taci,

come sempre!

Impassibile,

crudele,

dimenticando

che le tue folli galassie,

Il tuo tempo

infinito,

la vastità

del tuo spazio,

son solo creazioni

dello stupore,

dell’ardore ribelle,

del mio

spirito umano!

Umile

ma instancabile

che da senso

al tuo freddo,

vano,

infinito squallore!

Inventando

i tuoi mille colori,

la tua bellezza,

la tua potenza,

il tuo splendore!

Cantando

ogni notte

la tua eterna gloria.

St.Kitts, 22 Settembre 2024

© Emilio De Luigi