La religione ed io

Cari amici, ho problemi a spiegare le mie idee in fatto di religione. Queste poche note dovrebbero chiarire la mia posizione, spesso espressa nei miei libri.

Io ho avuto un’educazione di base scientifica, il che significa che la mia forma di ragionamento (forma mentis) è aderente allo spirito scientifico sperimentale instaurato dalla cultura rinascimentale Europea. Ricordo che il primo a scuotere il dogmatismo medievale fu Copernico, un sacerdote polacco. Vennero anche Inglesi, come Francis Bacone, ed Italiani. come Galileo e Leonardo.

Un punto fondamentale della scienza sperimentale è che per studiare la natura. bisogna abbandonare le premesse ideologiche tradizionali religiose.

Ne deriva che la scienza non è interessata a risolvere argomenti filosofici e religiosi. quindi, per citare alcuni temi, come ricerche sull’origine dell’Universo, lo scopo finale dell’Universo, la posizione dell’uomo nell’Universo, non sono oggetto di scienza.

La scienza ha queste caratteristiche: a) tratta solo di temi specifici, mai generici; b) la scienza da spiegazioni su quei temi specifici usando criteri rigorosi, aiutata dalla matematica, ma mai assume che le sue spiegazioni siano “vere”, nel senso filosofico e religioso.

La scienza moderna è in realtà un metodo,: – si definisce un tema (può richiedere anni!), – si raccolgono i dati; – si crea una ipotesi; – si fa una previsione in base all’ipotesi; – si fa l’esperimento. Se il risultato dell’esperimento è come l’ipotesi prevedeva, l’ipotesi viene accettata come teoria. Nessun scienziato si sogna che questa sia “verità”. Infatti se ulteriori dati, raccolti con nuovi strumenti o più ampia ricerca, suggeriscono un’ipotesi diversa, si scarta la prima ipotesi e si assume la seconda ipotesi.

Dato che la scienza è limitata a temi specifici (l’oggetto della ricerca), ci troviamo a volte di. fronte a spiegazioni che non vanno d’accordo fra di loro: famoso il caso della luce, la quale a volte si comporta come costituita da corpuscoli, a volte come vibrazione. Non che gli scienziati siano felici di questa situazione, tant’è , la accettano anche se vorrebbero risolvere la cosa. Però nel frattempo usano le regole dei due campi per i loro lavori. Stessa situazione per la struttura dell’atomo e la natura dell’elettrone. Il modello tradizionale dell’atomo come un piccolo sistema solare, è solo di comodo. In realtà non sappiamo se l’elettrone sia effettivamente un corpuscolo che gira intorno al protone, che sarebbe il piccolo sole. Un’’altro esempio: la massa dell’universo percepibile, visivamente o con strumenti di laboratorio, non è sufficiente a spiegare i campi gravitazionali effettivamente misurati. In altre parole, siamo scarsi di materia percepibile. Quindi si è fatta l’ipotesi di una materia invisibile, che non è stata però mai direttamente misurata (finora).

Di qui il fondamentale relativismo della scienza! Le spiegazioni scientifiche sono semplicemente degli “utensili”, o “strumenti” che son utili nel lavoro scientifico.

Questo modo di ragionare, porta all’umiltà di ammettere che la scienza è in un certo senso “utilitaria”. Gli scienziati non proclamano verità.

Ma i formidabili risultati che la scienza moderna ci ha dato in poco più di 500 anni, sono una conferma che il metodo funziona perfettamente!

La scienza ci fa anche liberi di credere ad altre spiegazioni, a patto di non contraddire i fatti accertati.

Quindi una vasta gamma di fenomeni, eventi, sensazioni, intuizioni, azioni etc. si collocano al di fuori della scienza.

Ipotesi religiose, filosofiche, morali, sociali, politiche etc., cioè praticamente l’intera sfera culturale, spirituale, e sociale dell’uomo, sono libere di svilupparsi.

Questa posizione mentale non è certamente comoda, e crea conflitto.

Faccio un esempio: scientificamente, l’Universo come tale non ha bisogno di un creatore. Cioè l’’Universo, scientificamente accertato, misurato etc., è pienamente autonomo, non gli manca nulla per funzionare.

Però è un fatto innegabile che questa enorme macchina ci appare molto ben strutturata, fino al livello più profondo che possiamo oggi esplorare. Non si è mai trovata una materia totalmente informe.

Come mai?

Inoltre c’è un altro fatto: lo strumento logico della scienza è la matematica, che è un prodotto dell’intelletto umano, esclusivamente.

Come mai è uno strumento tanto perfetto per la scienza?

Nel cercare una spiegazione, l’ipotesi di un creatore razionale, nella cultura occidentale, è ovviamente quasi spontanea.

Inoltre la percezione che abbiamo di noi stessi non è di esseri composti di varie sezioni, ma come esseri unitari, come persone.

Di qui il contrasto fra chi si mantiene nella stretta interpretazione della scienza e chi la vede come una delle forme di intendimento della realtà, non la sola.

Dove risiede nel corpo questa persona che io sento di essere?

Non che sia una questione nuova, è vecchissima, risale ai primordi della scienza anatomica.

A quell’epoca, per. ragioni storiche troppo estese per discuterne qui, si pensava che la persona intellettuale ed emotiva come interezza (allora era chiamata “anima”), risiedesse nella ghiandola pituitaria, al sommo del cervello.

Cosa smentita dalla scienza: la ghiandola pituitaria ha solo funzioni ormonali.

Ma il fatto rimane che la nostra personalità esiste, anche se non ha una localizzazione fisica.

Dov’è allora?

Questo punto porta alcuni a pensare appunto ad una entità separata ma legata al corpo, altri a parlare di composizione mnemonica , altri a parlare di una sommatoria di sensazione percepite unitariamente, etc.

In merito è stato scritto un libro famoso, intitolato “I am a strange loop” (Sono uno strano nodo). Uno dei tanti libri in merito.

E qui mi fermo.

Parliamo adesso dell mio approccio: è semplicemente pratico.

Esisto come persona, questo è un fatto.

Che sia una sommatoria di sensazioni e pensieri, o sia uno “strano nodo”come dice Douglas Hofstadter, o sia un’anima come dicono i popoli di tradizione giudaica (Ebrei, Cristiani, Musulmani)i, o sia un’entità (che la meditazione rivela – Zen sta per meditazione) che emigra da un essere all’altro, come credono i Jain, i Buddisti ed altri orientali, o sia una entità più vasta, un collettivo dell’umanità, che ci lega l’uno all’altro, questa è una scelta personale, dipendente dalla cultura in cui si cresce o si vive.

Io prendo atto del fatto, che personalmente esperimento da sempre, dell’esistenza di una persona chiamata Emilio.

Scegliere fra le ipotesi e dire che cosa sia, se mortale o eterna, se singola o connessa, richiede una mentalità che non ho mai avuto, appunto per la struttura mentale relativistica che ho acquisito dalla scienza.

Umilmente, mi astengo.

Ho due amici Jain, uno con una robusta cultura, l’altro semplicemente praticante.”

Se parlo. col. primo, ogni questione ottiene una risposta che può durare mezz’ora.

Se parlo col secondo, invariabilmente e rapidamente mi offre sempre la stessa risposta; Ia religione chiamata Jainismo ha un solo comandamento: “Non far del male.” Non lo dice, ma il resto non è per lui importante.

Entrambi sono molto religiosi.

Direi che i Jain sono fra le persone più religiose che ho incontrato. Ed in trent’anni di contatti con Indù, Musulmani, Sicks, Parsi etc. tutti dell’India, ho sentito tante critiche che si fanno a vicenda, ma non uno di loro ha mai parlato male dei Jain. Sono rispettati.

Una nota: I Jain sono atei, non hanno un Dio.

Se si può essere religiosi senza credere in un Dio, credo che io, come uno che crede nella spiritualità senza azzardarsi a definirla, possa essere tollerato.

Storia di una donna e di un amore

Grigio è il tempo

nel primo mattino

e il cielo piange

la sua miseria,

ma l’anima mia

reagisce,

spazzando via grigiore,

rimpianti,

e crucci,

risentimenti

ed ire!

Nel silenzio dell’alba,

galleggiando

leggero e sereno

nel mio letto,

L’anima mia ha scelto

oggi

di pensarti,

donna mia mai avuta,

così complessa

e ricca

di mille aspetti!

Donna fremente

nella dolcezza

d’un amore

pur breve!

Ma costruì qualcosa

che la vita

spinse da parte!

Ma sopravvisse!

Donna

risoluta,

forte

come un guerriero,

costruendo

il potere,

gustandone

perché no?

l’ebrezza,

usandolo per difesa

forse anche

per conquista!

Eccellendo,

Come sempre hai poi fatto!

Indomita

nella gioia

e nel dolore,

sollecita

sempre

dei deboli,

devota

di una fede

viva e vissuta!

Per decenni

attuata!

Madre felice,

e matriarca,

amorevole e saggia!

Quella donna

che mezzo secolo dopo,

io incerto

e timoroso,

innamorato,

per caso

risvegliai!

Forse

aiutato

dal ricordo

d’una mano,

teneramente

tenuta,

su di una panca

all’Ufficio Tasse!

Donna che subito

reclamò

i suoi sogni!

Dolcemente

mi rinnovò!

Mi fece

nuovamente poeta!

Gustammo,

mia diletta,

l’ebrezza di un sogno

divorato assieme,

che manteniamo

nel nostro cantuccio

quasi giornaliero,

dove,

messa da parte

la trita realtà,

ci rifugiamo.

A volte per pochi attimi,

attenuando la noia,

stemperando

le pene dei corpi

provati dal tempo.

Trovi ancora,

amor mio,

l’energia

per chiamarmi,

sopportando

paziente,

il mio ripetere!

Perché, mi dici,

il quotidiano,

intenso lavoro

pur fruttifero,

non è storia

da raccontare!

I nostri ricordi

lo sono,

le scoperte,

le fertili fantasie

che alimentano

il nostro dialogo

disteso,

felice!

Abbastanza

per non chiudere

mai

questo nostro capitolo,

creato in un lampo

il 9 febbraio 23,

esploso

in un arco febbrile

di dialoghi e impulsi,

assieme dipingendo ricordi,

assieme risvegliando emozioni,

assieme

creando un libro,

che ora rimane,

testimone

di un anno bello,

diverso!

Anno vissuto

dimenticando il piattume

da sempre,

affrontato

pazientemente

per curare,

ciascuno di noi

a suo modo,

il nostro idolo,

la famiglia.

Che il tempo,

Renata,

non ci stanchi un giorno,

tanto da dirci ciao,

chiudendo

un capitolo

luminosissimo

della nostra vita!

Per non sciuparlo

nella banalità.

Ti vorrò sempre bene!

St. Kitts, 1 di Marzo 2024

© Emilio De Luigi

I pascoli dell’anima

Che bello!

Oggi c’è il sole!

Mi esalta,

mi invita!

Per una volta,

getto le armi,

le ipocrisie,

le mille illusioni,

il mito

grandioso di me stesso!

Lieta

di luce,

canta subito

l’anima mia

come fa l’usignolo,

sui pascoli verdi,

alla sua bella,

al cielo,

zeppo

di stelle e di luna.

Cerco sempre

spazi tonanti,

per viverci

in libertà!

Pascoli,

per l’anima mia!

Spesso

li scopro

occulti

in occhi ignari,

rassegnati,

delusi,

che cercano

un umano contatto.

O emergono,

sabbiosi ed ardenti,

da remote

savane tremanti.

Scintillano

a volte nel sole,

sull’azzurro del mare.

Splendono

appesi alle Ande,

allietati

da dolci trilli di flauto,

e melodie di quena!

Fra valli

risonanti di echi,

vibranti

alle danze dei condor.

E grido Alleluia!

Lo stupore

negli occhi d’un bimbo,

il sorriso

d’un passante cortese,

lo sguardo

intenso,

consapevole,

d’una bella donna,

ed ecco,

l’anima mia

gia vola!

In un attimo,

è là,

nei miei pascoli,

che il Cosmo alimenta,

col suo immenso respiro.

mi rifugio

per meditare,

quando

la vita mi ferma,

e mi guarda negli occhi.

Perché là

si nascondono,

le mie

residue speranze,

galleggiano

le memorie,

di passate dolcezze,

e le mille

immagini ed echi,

della lunga mia vita.

Là,

nei miei pascoli,

rinasce

indomito,

il mio ottimismo,

e meglio

posso affrontare

i demoni miei!

Là scopro,

una volta di più,

che la vita

sa anche essere bella!

St. Kitts, 21 maggio 2024

© Emilio De Luigi

Diario Massauino

Nella velata

noia dell’alba,

in questo ancor verde,

settembre canadese

indugio nel gavì

ed in memorie

preziose

della mia terra,

della città mia,

Massaua!

Bianca e decrepita.

Là, in questo momento,

annoiato del suo letto

di coralli, onde e delfini

balza possente il sole

fra bianche spume,

fuor degli abissi

azzurri del mare.

Sul tremulo orizzonte,

per un attimo

danza nel suo fuoco,

mi sorride,

e lieve

mi bacia!

Ma presto

arrogante,

ardente,

spietato!

sale alto nel cielo!

Nella nebbia rovente

Il mio sguardo si parde

ora lontano.

Laggiù

la risacca del mare

lambisce bianca

la costa desolata

di Archico

ed oltre

Saberguma sabbisa

vibra remota

nel calore assurdo.

Nascosto

nell’ombra rada

di acacie spinose

mi accarezza,

pietosamente,

una bava di vento.

Supero nel silenzio

lacerato dal fremito

di mille insetti.

il sonnolento

calor meridiano,

ed infine,

s’avvicina la sera.

Dolce,

tingendo di rosa

vele di sambuchi

lontani nel mare,

Attorno ai pozzi,

già frotte di tortore

frenetiche di bere,

e grida

nell’aria

di faraone

irrequiete e ciarlone,

Richiami e fischi

di pastori

fra mandrie

polverose,

che lascian l’abbeverata,

e muovono

lentamente

verso gli ovili.

Ed il crepuscolo,

mi dona,

la sottile tristezza,

la nostalgia

del tramonto.

Al fine,

nella fresca brezza salina

cade

veloce la notte,

ed Intuisco

già le iene

fameliche

in agguato!

Questo è stato il mio giorno.

Come ogni altro giorno!

Immenso sopra di me

appare ora

maestoso

lo spettacolo celeste.

Nel buio

luminoso di stelle

vago oziosamente

sulla sabbia soffice

della riva,

cercando

dolci memorie

di spasimi

e gioie,

forse vissute qui,

o forse,

solamente sognate!

Ammiro alte

le galassie,

innumeri

appese

nello spazio infinito.

Che ci fanno lassù,

eteramente gelide,

immobili,

indifferenti

al mio tortuoso andare?

Chissà?

Hanno uno scopo?

Ma scioglierò

la loro

indifferenza,

opponendo

i mille brividi

del corpo mio,

anche se esausto,

e limato dal tempo!

Col mio calore umano,

col palpito

di mille

mie speranze,

col mio rifiuto,

anzi abbraccio

della tua vanità,

o Universo,

ti vestirò di affetto,

e comprensione

per quel che ho perduto,

per le mie debolezze,

e delusioni,

ed amare rinunce!

Con profonda umiltà!

t’imploro!

O forse t’impreco!

Tu fosti,

e tu sei,

e tu sempre sarai,

ma dove,

alla fine,

mi accoglierai?

Fra le tue stelle?

Taci,

come sempre!

Impassibile,

crudele,

dimenticando

che le tue folli galassie,

Il tuo tempo

infinito,

la vastità

del tuo spazio,

son solo creazioni

dello stupore,

dell’ardore ribelle,

del mio

spirito umano!

Umile

ma instancabile

che da senso

al tuo freddo,

vano,

infinito squallore!

Inventando

i tuoi mille colori,

la tua bellezza,

la tua potenza,

il tuo splendore!

Cantando

ogni notte

la tua eterna gloria.

St.Kitts, 22 Settembre 2024

© Emilio De Luigi