OH CANADÀ

When I arrived in St. Catharines and bought my house, already I had enjoyed the sober, quiet and kind attitude of most Canadians.

Soon I discovered things that literally were absolutely new experience for someone coming from Europe and Africa.

I discovered for example that if you loose something, you have just to make your itinerary back way, and you normally will find what you lost.

As a buyer of an old house, I needed to make some works and all was new to me as regards water and electrical systems.

“Go to Canadian Tires”, that was the advice of my friends.

There I found people that knew everything about tools and works to be made in a house for repair or improvement.

Those people were famous for their competence. I learned so much from them that I immediately started solving by myself some problems I found inside the old house I bought.

With my friends sometimes we were joking when someone had a question even not of constructions or cars, and nobody knew the answer, we were suggesting him/her:: “Go to Canadian Tires!”

I also discovered that in the community there were some other points of reference that were important.

For example, as an immigrant, frequently I had to send out documents properly signed. My signature had to be certified.

I learned that I just needed to go to the bank, and one employee that knew me would certify my signature, and that was normally good enough for governments, federal or provincial, municipalities etc. Doctors or school teachers could also be used for that purpose.

When I withdrew money from my bank account, I took the money from the cashier without counting the banknotes. Very few did.

I also discovered the Post Office (never thought of it as a friendly place abroad!), as another re-assuring place.

For example, once settled in our just acquired house, we sent out lot of postcards to friends all over the world. The same did friends that came from outside Canadà to visit with us.

We went to the Post Office, all postcards ready, and the employee would calculate the total cost of the stamps.

We paid, gave the postcards to the employee and left. They took care of affixing the stamps in quieter moments of their day.

Same we did visiting Montreal, Vancouver, Western New York, Pennsylvania, Ohio etc. All postcards were always duly dispatched and received.

You still do that at the Post Office with letters, parcels etc. Pay and go, they will complete the operation.

If by mistake you paid more than you had to pay, the excess of money was politely returned to you.

Coming from countries where you used to keep your money in a little bag hidden under your shirt, where you counted every money you managed, where you had to go to a notary public to certify your signature, where a lost item was usually gone for ever, where you had to watch carefully your luggage, check the identity of the handlers, defend yourself from fake taxi drivers, avoid asking direction not to be sent in a dead end street where you would be robbed… no wonder if we soon realized how good had been our choice of a new country.

Is our environment the same today?

Largely, yes.

In spite of many difficulties created by the new technologies, for me and my family more or less Canada is still the country it was 38 years ago.

Add to that the kindness of my neighbours , now more attentive than before in helping me, due to my age.

I wanted to express all this because the Pandemic and litigious politics have somehow distracted us from what is most important: our daily life in our community.

I hope that everywhere my fellow Canadians consider their communities as I consider mine: a real asset that I highly treasure.

Il Bel Paese

Il Bel Paese ha appena cambiato profilo politico, ed è un po’ un terremoto. Però occorre accettare il fatto che se abbiamo cambiato almeno parzialmente la classe politica, è perché il vecchio ordine non è stato capace di avviare a soluzione i nostri problemi.

La contestazione più forte viene dalle cosiddette Sinistre, che da Berlusconi in avanti hanno governato. E c’ è da meravigliarsi di quanto suoni come vuoto farneticare ciò che scrivono. Parlano addirittura di tornare alle basi comuniste, dinosauri come Bersani, D’Alema, etc. discutono di creare una alternativa da offrire agli Italiani! Hanno tenuto il potere per anni e anni, cosa hanno fatto? Sono in malafede, certo, pensano ovviamente alle poltrone perdute, ma c’ è da riflettere, questa gente non solo ignorava i problemi, ma si illudeva di potere continuare ad ignorarli! E c’ erano i segni di questo scollamento dalla realtà: Grillo è stato sempre considerato un matto, D’Alema rideva di lui, diceva “L’ anno prossimo è andato!” Letteralmente si ha L’ impressione di ascoltare degli alienati mentali!

Questo non significa che Di Maio e Salvini abbiano la formula magica! Non dimentichiamoci che contro di loro lavorano soprattutto le omertà profonde che han trasformato la burocrazia Italiana in un enorme fattore di arretratezza. Questa immensa remora al progresso non si elimina in un baleno. Soprattutto perché sa difendersi bene, sia grazie ai sindacati che alla legislazione che ha saputo creare in tanti anni.

Il settore privato guarda altrove, fuori d’ Italia e spesso fuori d’ Europa. E non son le industrie pubbliche che risolveranno i problemi di occupazione e sviluppo, è il privato che è capace, ma purtroppo è sempre meno interessato! I nostri problemi riflettono tre generazioni di malgoverno, chi deve risanare L’ Italia deve fare piani a lungo termine.

E dobbiamo convincerci che il caos, che ci distrugge, purtroppo a livello individuale fa tanto comodo! I migranti son un grosso problema, è inutile negarlo, ma il vero problema siamo noi stessi, noi Italiani, nutriti di illusioni, fieri di glorie che appartengono a chi secoli addietro ha creato la grande tradizione culturale e scientifica dal 1300 al 1600! Noi, specie in campo artistico, non sappiamo nemmeno difenderle bene!

Dobbiamo smettere di mentire a noi stessi! Non siamo un faro di civiltà, siamo gente confusa che non ammette che deve cambiare!

Ci vorranno anni!

Solo in una Italia dinamica i nostri figli smetteranno di cercare fuori della penisola!

Quanto segue lo avevo scritto ieri. È risaltato fuori, abbiate pazienza, ci sono limiti a quello che un vecchio bacucco può fare in Facebook o con il suo telefono!

Circa l’ uso (e non uso) dell’ Italiano, vale ricordare quattro cose:

– l’ Italiano è una lingua creata dai letterati, non dal popolo. Non ha nessuna radice territoriale, come hanno invece altre lingue come il russo o l’ arabo o il tedesco.

– Le decine di milioni di Italiani che emigrarono lo fecero molto prima della diffusione della radio e della TV, non conoscevano l’ italiano, quindi parlavano i dialetti. Cosa nota a chi vive all’ estero, io stesso con i vecchi italiani se parlo italiano mi sento rispondere in inglese, temono di parlare il loro dialetto italianizzato. Quindi fuori d’ Italia la nostra lingua ha poca diffusione.

– L’ italiano è conosciuto fuori d’ Italia principalmente da europei colti, e spesso più come lingua letteraria.

– l’ interscambio fra cultura italiana e altre culture europee è sempre stato limitato perché dal 1500-1600 in avanti la genialità italiana è stata mortificata dal prevalere della oppressione religiosa. Quindi l’ Italia per secoli non ha apportato dopo tale data un contributo rilevante filosofico o scientifico. Da qui il limite alla diffusione dell’ italiano. Ha agito per secoli anche l’ irrilevanza economica dell’ Italia. penisola!

IL DITO NELL’OCCHIO: LE DONNE E GLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ

Le assurdità che ci circondano sono spesso espressione della complessità della nostra socialità’ perché si creano a volte situazioni di assai difficile soluzione.

Per esempio, consideriamo quante volte – troppe – scopriamo situazioni in cui altre persone soffrono per ingiustizie, abusi, discriminazioni, oppressione.

Coloro fra noi che vengono a conoscenza di ciò, quasi sempre soffrono anche loro per ciò che vedono, e fra noi i volenterosi, cioè quelli che una volta si identificavano come “donne e uomini di buona volontà”, i buoni samaritani insomma, si adoperano per correggere la situazione.

Ciò non è loro sempre facile, perché spesso si trovano legati per ragioni familiari o di gruppo religioso o sociale, da parentele o lealtà varie, e gli intrecci sono a volte intricati, e rciò ende problematico intervenire quando un amico o un parente abusa di figli o moglie, o c’è una moglie che dimentica marito e figli, o un devoto sia religioso che politico tratta con preferenza coloro che fan parte dello stesso gruppo, a discapito di coloro che appartengono ad altri gruppi, o quando conosciamo figli dimentichi dei vecchi genitori, o vecchi genitori che rifiutano di condividere il benessere acquisito con i propri figli…

Non necessita moltiplicare gli esempi, le storie e le varianti sono innumeri.

Le donne e gli uomini di buona volontà possono perciò a volte esser lenti, perché per differenti ragioni non possono intervenire senza danneggiarsi, ma non riescono a restare indifferenti, e son quindi frustrati dalla propria incapacità o esitazione ad affrontare un sicuro contrasto che un loro intervento può procurar loro, si sentono colpevoli per il proprio desiderio di dimenticare la cosa, e risentono che la loro voglia di intervenire diventi per loro una preoccupazione o addirittura un tormento.

Sono cioè vittime della loro coscienza.

A volta tanto esasperati da quasi incolpare la vittima per non reagire: è colpa tua perché non ti difendi. Perché è l’esistenza della vittima la causa diretta della loro intima sofferenza.

Diciamo che questo spiega perché la discriminazione razziale, o sociale, o religiosa, e l’abuso familiare o pubblico, così facilmente si perpetuno.

Fra l’altro coloro che abusano, e che ne sono i veri responsabili, percepiscono la stanchezza di coloro che vorrebbero cambiare le cose, e ne approfittano.

Di qui le infinite giustificazioni:

“Sì è vero, ma d’altra parte gli oppressori purtroppo son troppo forti, e poi hanno degli interessi in gioco, non hanno alternative.”

“Se suggeriamo alle vittime di reagire alla prepotenza i prepotenti diventeranno peggiori.”

“È vero, ma lo han fatto anche loro!”

“Ma chi me lo fare, ne ho già abbastanza per conto mio!”

“Smettila di ricordarmelo continuamente, non serve, me lo hai detto mille volte, lo so benissimo, ora anche te stai abusando!”

Che fare?

Beh, credo sia fuor di dubbio che a conti fatti è la vittima che più di tutto deve contare.

Il resto è espressione di superficialità, frustrazione, debolezza, malcelata complicità, stanchezza, malavoglia, se non addirittura indifferenza.

Non stanchiamoci, anche se certamente diventiamo ben poco simpatici, siamo i guastafeste da evitare, i pignoli, gli ossessivi che continuano a infastidire.

Ma l’inerzia è complicità.

Fra i tanti che ce lo ricordano, ce lo ripete continuamente Papa Francesco. E ce lo dice il Dalai Lama.

I due più famosi rompiscatole del momento.

State bene amici.

IL DITO NELL’OCCHIO: IL NOSTRO MONDO

(Il titolo è copiato da un libro di Roberto Gervaso, noto giornalista italiano)

A volte nel valutare le cose aiuta molto muoversi dal particolare al generale.

Per questo a volte cerco il punto più distante possibile dal mio particolare, come lo chiamava il Guicciardini, per capire meglio una qualsiasi situazione.

Per esempio, consideriamo cosa più influenza e dimensiona oggi la nostra vita e presumibilmente il nostro futuro.

Ad occhio e croce, direi che è la scienza moderna, cioè quella iniziata da Galileo e da innumeri e quasi totalmente sconosciuti scienziati sparsi in Europa fra la fine del 1400 ed i primi del 1600. Ed oggi la scienza attraversa una fase di sviluppo a velocità ipersonica, e fa la parte del leone in tutti i campi, cambiando radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare, studiare, mangiare, amare, educare, curare, far politica, viaggiare, produrre, consumare, e perché no far guerra, distruggere e trasformare paesi e continenti in questo nostro incredibile mondo.

I millenari poteri demiurgici del passato, dalla religione ai nazionalismi alle ideologie politiche e sociali, fanno un gran baccano e ci distraggono ed assordano,, ma è in realtà solo il disordinato gracchiare di una massa di disadattati spaventati che cercano disperatamente di non svanir dalla scena.

Il che è pateticamente stupido e senza reali possibilità, con fini completamente illusori.

Indiscutibilmente, per il bene o per il male, la scienza ha determinato e determina sempre di più il nostro presente, sia collettivo che individuale, e non c’è ragione per pensare che non determinerà il nostro futuro.

State bene amici.

IL DITO NELL’OCCHIO: L’INFERNO

(L’inizio del titolo è copiato da un libro di Roberto Gervaso, noto giornalista italiano)

Un altro esempio di una realta’ trascurata e’ senz’altro dato dalla assurdita’ della dottrina sull’Inferno comune alle tre grandi religioni giudaiche.

Inizialmente concepito in forma rozza come un luogo di fisiche sofferenze (vedi l’opera del sommo Dante), e come tale diffuso dall’arte con le sue rappresentazioni delle anime al barbecue, l’Inferno e’ poi andato per qualche secolo alla deriva, grazie all’affermasi della scienza e della cultura laica in generale, approdando fra l’altro al concetto di “stato di assenza di Dio”.

Delle tante assurdita’ del concetto dell’Inferno,, una in particolare e’ tale da farci chiedere come si possa ancora conciliare con altri concetti religiosi con i quali coabita.

A tale scopo vi invito ad immaginare il tempo come una linea infinita, cioe’ una linea su cui potete tranquillamente balzare in avanti a piacimento, per esempio un miliardo di miliardi di millenni da oggi.

Se lo fate, noterete che nulla attorno e’ cambiato: la linea ha lo stesso aspetto che aveva, e guardando in avanti, e’ identica a quella che vedete stando al punto di partenza.

Per sicurezza, ripetete l’esperimento mentale immaginando di ripetere il salto un miliardo di miliardi di volte

Stesso risultato, il panorama sarebbe identico, guardando in avanti la linea vi apparirebbe come prima senza fine.

Ora fate un paragone: cosa contano in confronto con l’eternita i poveri anni della nostra vita?

Certo molto meno di un granello di sabbia nella massa delle spiagge del mondo, o di un lampo nelle mgliaia di tempeste attive continuamente nel nostro pianeta.

In realta’ la nostra vita non conterebbe nulla, perche’ comparare il finito all’infinito e’ ridicolo, son due categorie diverse, come il numero tre a confronto con la infinita’ dei numeri.

Quindi ci si chiede: Merde! – alla francese – come e’ possibile che per i nostri peccati, concentrati in quei irrilevanti attimi della nostra esistenza, venga compromessa la salita sul treno della eterna beatitudine?

Ma come e’ possibile? Dove e’ la logica di un simile mostruoso sistema?

Che fra l’altro saebbe stato inventato da Dio, per definizione unanime delle tre religioni “infinitamente misericordioso e compassionevole!” Ve lo raccomando!!!

Gia’ siamo qui in questa valle di lacrime per pagare un peccato di sfida a Dio fatto dai due primi esserei umani del creato, peccato di cui ovviamente non possiamo essere responsabili per il semplice fatoo che non esistevamo, quindi si tratta di un peccato non commesso, ed oltre tutto ora siamo qui con questo Dio che ci dice :”Ecco sei vivo! Non peccare! Haha! Come? Hai peccato? Spiacente, sei a piedi, niente treno della beatitudine eterna, Inferno per sempre!”

Tant’e’, dicono i seguaci di Abramo, questa e’ la regola!

Mi verrebbe da dire: Ma andate all’Inferno!

State bene amici.

IL DITO NELL’OCCHIO: CREDENTI E LAICI

Vi intrattengo un poco su un argomento che ho già discusso altre volte.

Repetita iuvant!

I miei amici sud americani, quasi tutti cattolici, mi chiamano un ”bicho raro”.

Forse perché io mi tengo ben alla larga da chiese e celebrazioni, anche se ciò mi dispiace, perché son fra i pochi luoghi o eventi comunitari dove si incontrano parecchi italiani.

Il mio disertare chiese e celebrazioni religiose è blasfemia per i devoti, che vedono il sacro ed il divino ovunque, credono ciecamente nella teologia e nella liturgia, anche la più dozzinale che troppo spesso sconfina nella superstizione, e considerano i laici negativamente.

Ciò che personalmente mi disturba è il fatto che in una libera società come la Canadese, dove viviamo tutti, credenti e laici, godendo della preziosa, condivisa libertà, spesso i devoti ed in particolare i cattolici non son certo simpatetici verso chi è laico.

Il che è riprovevole, perché i credenti possono esercitare indisturbati le loro fedi nella società solo ed in quanto la nostra società è laica.

Detto crudamente, sputano nel piatto in cui mangiano.

Il mio laicismo è, nei migliori dei casi, tollerato con molta perplessità.

Io però di regola evito di discutere, soprattutto perché non ho molto successo nello spiegare la mia posizione laica. Mi sembra che una mente che giudica in base ad una dimensione religiosa non afferri bene l concetto di laicità.

Il fatto è che il credente non si rende conto che la sua visione della realtà, e la mia visione della realtà, sono completamente diverse.

La realtà del credente è costruita sia su elementi contenuti in libri religiosi attribuiti direttamente o indirettamente ad una deità (Parola del Signore), sia su teologie e liturgie create attraverso i secoli sulla base di tali libri.

La realtà del laico è invece costruita sulla scienza moderna sperimentale, i cui principi metodologici sono esclusivamente basati sullo studio di eventi fenomenici, o dati, razionalmente raccolti e verificati sperimentalmente.

Il mondo del credente è solidamente basato su verità assolute rivelate, e opera verso scopi dettati da profeti e teologi.

Nel mondo del laico al contrario si parla di fenomeni, di metodologie razionalmente costruite per rilevare correttamente tali fenomeni, verificarli sperimentalmente, ed inquadrarli in teorie. Non esistono verità nella realtà laica, solo teorie, spiegazioni.

La parola verità non ha alcun significato nel mondo laico, ha senso solo in filosofia.

Quindi quando il credente giudica i laici, che spesso chiama infedeli, atei, miscredenti etc., sta usando criteri del suo mondo che non si applicano alla realtà costruita sulla scienza sperimentale.

Perciò i termini che usano i credenti per indicare i laici come me, sono impropri. C’è chi mi chiama ateo, infedele, non credente, miscredente, materialista etc. Non ha senso!

Quindi, ripeto, il credente non si rende conto che questi termini possono applicarsi solo nel suo mondo, non si possono applicare questi concetti fuori di una realtà costruita su principi religiosi.

Infatti solo nell’ambito della realtà “religiosa” si può parlare di ateismo, fede in questo o quel santo, o profeta, di verità rivelate etc.. ma non nella realtà costruita sulla scienza. Non esistono atomi o molecole o rocce atee o infedeli!

Fatemi usare una assurdità per capire quel che voglio dire: immaginate per un attimo una persona che volesse usare i pesi per misurare le distanze e dicesse: da qui a Parigi ci sono 3000 tonnellate!

Ecco, questa è la situazione.

State bene amici.