THE CUTTING OF THE GIANT TREE IN B.C.

The premier of B.C. stated yesterday that the widely criticized cutting of the old giant that triggered the worldwide indignation was made before the introduction of regulations that would have prevented the disaster.

If the premier is not lying, then he and others should answer these questions:

– How come nobody knew that such a treasure was already cut? For months and months?

How frequently the government inspectors visit the cutting areas? Did they report the cutting? A child would have felt that that cut should have been reported!

– If they reported, why for months the government kept hiding it from the public? Why amid growing opposition of the public, the premier kept silent?

– The First Nations keep asking for support for their request of being those who decide what to cut and also keep telling everyone that they are the best custodians of the wilderness. I am inclined to agree with both the First Nations’ request and statement Then if they make these claims, they obviously are following the cutters in the fields, aren’t they? How come they didn’t report immediately the planned cutting of such an exceptional tree to stop it?

– And why, if the cutting happened not in their presence, they didn’t report it after?

– Teal, the cutter, is not a crazy ravenous individual snapping tree around! Teal’s are people matured by years and years of confrontation with an increasingly hostile public. Doesn’t the management establish the cutting program? Don’t the supervisors prepare reports daily or weekly telling what they plan to cut and then cut to their General Manager?

– Why then such a cutting? Maybe they couldn’t avoid it because it was a commissioned cutting? For some important client, or for a close billionaire they couldn’t ignore?

While waiting for the answers, an invitation to all investigative reporters: start digging, this is an appetizing opportunity for you! We will applaud your work!

Stay safe!

Religioni

Cari amici,

Un paio di persone mi han detto che il mio “profile” in Facebook, dove é scritto “Rifiuto tutte le religioni, accetto tutto gli esseri umani”, é ostile alla fede.

Le religioni sono istituzioni politiche che si proclamano ispirate o addirittura “rivelate” da Dio, portatrici dell’ assoluta veritá. Il loro fine, inevitabilmente, é quindi il potere assoluto. Due soli esempi: I musulmani dichiarano i non musulmani infedeli, destinati al fuoco eterno. I cristiani dichiarano che la salvezza puó venire esclusivamente da Gesú.

Leggetevi la storia dell’ umanitá e scoprirete che la grandissima maggioranza delle ingiustizie, delle sofferenze e delle distruzioni vennero e vengono dalle religioni. Ovviamente nel nome di Dio, grande e misericordioso.

La fede é dell’ individuo, e non ha niente a che fare con nessuna religione. I buoni, quelli che io chiamo i “foot soldiers” cioé i “fanti”, di qualsiasi appartenenza, sono i soli che, “nella continuitá delle opere e dei giorni”, per dirla all’ Einaudi, si adoperano per la propria famiglia, o per aiutare un parente, o un amico, o un profugo, o un Pinco Pallino qualunque. In nome dell’ umanitá. Sono loro la vera societá civile.

Il mio profilo rimane com’ é.

State bene.

Memorie dell’ Eritrea

Carissimi:

Un mio amico, il Professor Issayas Tesfamariam della Stanford University, uno dei leaders della comunità Eritreo-Americana della zona di San Francisco, mi ha mandato un bel libro, scritto da Dawìt Gebremichaèl Haptè, dal titolo “Gratitude in low voices”.

Dawit è un ingegnere nel campo del software, lavora per la Bloomberg.

Mestiere sofisticato, oltretutto per una ditta di alto livello.

Ma ha scritto un libro dove ha presentato l’ Eritrea rurale, cui apparteneva la sua famiglia. Erano originari di Addì Hayò, un venti km fuori di Asmara. Ha bene desritto anche il processo di integrazione nella vita cittadina di Asmara, dove giunse in fuga ed assieme per andare a scuola, lasciando il piccolo villaggio.

In una forma semplice e scorrevole, l’ autore racconta le peripezie della sua famiglia.

Descrive la stessa realtà che abbiamo vissuto un po’ tutti, ma dal lato dei poveri. Il padre era un agricoltore poi diventato operaio. Ci son menzionati diversi datori di lavoro italiani, fra cui il calzaturificio Bini.

Per un vecchio Italo-eritreio come me, è una delizia, soprattutto perché Dawìt ha un atteggiamento distaccato da forti risentimenti, descrive una vita che anch’io ho fatto fra il 1972-73 ed il 1976.

Foto, descrizioni dell’ Asmara degli anni ’70, e continue disavventure con incessanti spostamenti, ma al livello sociale degli eritrei poveri con i quali abbiamo condiviso per tanti anni quel territorio, fanno rivivere una realtà che è stata la mia ultima realtà Africana.

Diciamo che descrive specie al principio una realtà che conoscono meglio quelli di noi che parlavano tigrino, chiacchieravano con le ragazze in cucina, e quindi conoscevano il mondo eritreo molto più di quelli come me che hanno sfruttato la conoscenza appresa dagli eritrei della nostra lingua per evitare lo sforzo di imparare il tigrino. Non abbiamo fatto lo stesso con l’ amarico…

Il libro è molto complesso, racconta tutta la storia della lotta contro l’ Etiopia, con tanti dettagli che non conoscevo, ed è inteessante perché qulle pagine di storia tragiche per tutti sono descritte dal punto di vista degli Eritrei, quelli la dispora, in fuga dalle persecuzioni di Menghistù, o disperatamente in cerca di un paese dove poter studiare.

Non tutto è positivo per noi. D’ altra parte non tutto quello che abbiamo fatto in Eritrea è stato positivo per gli Eritrei…

Il libro è scritto in un inglese veramente scorrevole. È gradevole ed interessante.

State bene.

Sicilia

Nel 2017, c’ è stata una bella iniziativa sulla Sicilia, mirante a farne conoscere le bellezze. Una cosa che è andata ad arenarsi perché non era chiaro cosa si dovesse fare.

Io però preferisco parlare della gente che ho avuto l’ occasione di incontrare in Sicilia, anche se devo dire che da vecchio Africano trovo quella terra semplicemente incantevole, quel pezzo di terra vulcanica che sembra un po’ Africa.

Voglio palare della gente perché intanto si deve riconoscere che la Sicilia ci ha dato copiosamente scrittori, filosofi, attori e poeti di grande valore.

Purtroppo questo aspetto positivo è anche legato a sofferenze grandi, antiche e moderne. Sconciamente la sofferenza sembra un ingrediente frequente nella storia di chi fa la civiltà.

Ma a parte questa gloria, la gente in Sicilia è semplicemente brava. Ne ho fatto esperienza personalmente: quando facevo l’ insegnante ad Asmara, grazie all’ aiuto datomi dalla mia collega Professoressa Gulletta (tragicamente morta di parto) mi ero iscritto per una seconda laurea all’ Università di Messina, dove un lontanissimo 1960 andai per fare degli esami.

Arrivai un aio di settimane prima degli esami, andai in Facoltà e mi presentai ad alcuni studenti che erano nei corridoi, alcuni di loro stavano preparandosi per tali esami.

Dissi chi ero, da dove venivo, come fossi privo di informazioni ed in attesa di parlare con al Segreteria ed alcuni professori.

Gli studenti mi dissero subito: Non c’ è bisogno, ti aiutiamo noi. Due ore dopo avevo un piano di esami completo, avevo ricevuto in prestito l’ 80% dei libri necessari, riempito i vari moduli, ed ero stato invitato anche a mangiare una granita di fragole con panna, che i miei nuovi amici chiamavano “gremolata di fragole”, una specie di gelato che si mangia con la brioche.

Due giorni dopo ero a Roma, dove studiavo 12 ore al giorno per alcuni esami. Intanto mi arrivarono per posta due ultimi libri da una studentessa non aveva potuto prestarmi perché doveva finire gli esami.

Due settimane più tardi ero di nuovo a Messina per fare una prima serie di esami.

Fui adottato anche questa volta, e dai miei amici appresi tutto della Facoltà, ed anche mi istruirono sul perché, ancora nel 1960, c’ erano a Messina alcune rovine della palazzata di fronte al mare che il terremoto del 1910 aveva demolito.

A conferma della bontà della gente cito un mio amico di Verona, il dottor Brogini, geologo, che aveva curato diversi progetti in Sicilia per conto di una ditta di ingegneria operante sul territorio nazionale.

Brogini era quasi pronto per la pensione, e lui veneto aveva comprato già un terreno in Sicilia per costruirsi la casa. “Là andrò a vivere” mi diceva, “il calore umano, la simpatia della gente di quei luoghi è sconosciuta qui nel Nord! Hanno miseria e Mafia, ma reagiscono con il loro calore umano. Questo è ciò che voglio per la mia vecchiaia!”.

A Messina giravo per curiosità ed anche per interrompere le mezze giornate di studio frenetico, e feci amcizia con un barista che aveva un piccolissimo locale vicino al mio albergo. Era del Nord anche lui.

Era venuto per favorare sull’ autostrada, dopo quattro anni il progetto stradale finì, lui ebbe l’ occasione di comprare il locale in cui ora lavoarva, e dopo un paio d’ anni trovò anche la moglie.

“Non lascerei la Siclia per nessuna ragione” mi disse, “qui non ho avuto altro che aiuti e cortesie”.

Son stato in Sicilia altre volte, ma per lavoro. Lì ho visto i problemi medievali che pesavano come un macigno sui cittadini e che un mio vecchio amico siciliano denunciava come frutto di una società fradicia da secoli per malgoverno ed immobilismo dei governanti.

Questa è la gente che ho incontrato nella terra del Principe di Lampedusa. Buona giornata domani, intanto io vado a nanna.

State bene.

Libri sacri

Carissima amica,

Mi chiami rigido materialista. Ti dico: non sei la prima. Però pensa una cosa: sto solo chiedendo che gli oggetti siano considerati oggetti. Direi che chiedo l’ ovvio. E visto quello che invece succede inevitabilmente quando gli oggetti son dichiarati sacri, credo che il mio desiderio sia da considerarsi come più che accettabile.

Del resto ammettere che un Corano o una Bibbia o i Vangeli o la Torah o i Veda son dei libri non impedisce certo in nessun modo ai fedeli di apprezzarne l’ utilità per le loro credenze, ne è una mancanza di rispetto.

Oltretutto un libro può essere rimpiazzato. Un essere umano, come la bambina cristiana in Pakistan, è unico. Come dice mia nipote, un libro si può ristampare, una bambina no.

Tutto questo sembra banale? No, non sembra banale, è davvero banale, assolutamente banale! È la storia banalissima di una bambina che aveva nella borsa alcune pagine di un libro. Niente che possa giustificare il suo arresto da parte di una polizia ipocrita e corrotta che proclama la necessità di proteggerla e di evitare che i vicini ne brucino la casa.

Questo è il punto fondamentale. Di quel libro chiamato Corano i mullah, gli ayatollah e gli Imam han proclamato la assoluta sacralità, facendo dell’ episodio banalissimo della bambina un evento straordinario, con tutto quello che ne sta derivando.

Io ho forse 6 diverse copie della Bibbia e dei Vangeli (di cui una elettronica ed una pubblicata nei primi dell’ 800 con belle incisioni), due del Corano, una ventina di libri sul Giudaismo, tre o quattro libri sull’ Induismo, due sul Giainismo. Sono sugli scaffali o nel mio reader. Li prendo continuamente per leggerli, li lascio sul tavolo aperti, a volte per settimane. Ma se un giorno mi si imponesse di trattarli come sacri, pena la galera o la morte, farei le valigie e cambierei paese. Perché qualcuno, per esempio un vicino che magari non ama gli italiani, o un funzionario addetto agli affari sacri che aspira ad una promozione, o un prete o mullah o bramino o rabbino che cerca di convincermi a vender la mia casa a prezzo stracciato (e perché no a un suo parente?), troverebbe facilmente il modo di colpirmi: “Tiene il libro sacro in terra!” o “Il libro sacro è macchiato di caffè!” oppure “Per tenerlo aperto ha usato un bicchiere!”, o “Legge libri di false religioni!” e così via.

Perché questo, e solo questo, esclusivamente questo, è ciò che alla fine è sempre successo col sacro. A parte gli esempi che vengono ora dal Pakistan e dal Medio Oriente, in particolare dall’ Egitto dove (ancora) abbondano i cristiani, la storia ha tramandato casi famosi, per esempio la persecuzione e la espulsione dalla Spagna dei Moriscos (musulmani convertiti al cristianesimo) e degli ebrei convertiti. Entrambe le categorie spessissimo erano accusate di sacrilegio ad opera dei pii collaboratori della devotissima Isabella di Castiglia la quale con il valido aiuto della chiesa di Roma, che creò per tale scopo l’ Inquisizione, processava i malcapitati e (quando di buon umore) li espelleva dal paese. La Isabella poi litigava ferocemente col Papa che strepitava (invano) per essere lui a incamerare i beni che venivano confiscati a quegli eretici sacrileghi.

Il risultato fu che dopo migliaia di processi, abusi, decreti, ed esecuzioni (al rogo), Moriscos ed ebrei sparirono dalla Spagna. Però i primi erano i migliori agricoltori del paese, ed i secondi la classe più vigorosa nel commercio, oltre che i migliori amministratori nello stesso governo spagnolo. Per cui oggi la Spagna è il terz’ ultimo paese del sud Europa.

Il tutto ovviamente nel nome di Gesù, nostro Salvatore.

Circa i valori che insegno ai miei nipoti, prevalgono due: Innanzi tutto non reagire ed offrire sempre una possibilità a chi si comporta male con noi; in secondo luogo mettere l’ essere umano al centro del nostro mondo. Li avevo imparati questi due valori al Liceo, leggendo Emanuele Kant. Li ho visti realizzati in pieno da Padre Luca Milesi, che è diventato per me il modello dell’ essere umano che cerco invano di essere. Per questo il mio primo libro americano è dedicato a lui.

Buona giornata amica, son felice di averti incontrata nuovamente.

Verginità

Cari fratelli e sorelle, commento la foto della Vergine messa in rete, e le trepidanti parole che l’accompagnano.

Parole appunto di immensa esaltazione di Maria, trasformata addirittuta in una specie di “deus ex machina” dell’ intera storia umana.

Il tutto è sicuramente molto poetico, è tradizionale, mieloso. La composizione della foto è anche un po’ artistica con tutte quelle faccette etiopiche. L’ insieme è ottimo per un bel sermone religioso, o persino per una novella.

Mentre personalmente avrei scelto altri esempi, reali e non mitologici, di donne eccellenti (c’ è solo l’ imbarazzo della scelta), mi prendo la libertà di ispirarmi a questa foto per esternare la mia perenne perplessità di fronte all’ identificazione della purezza con la verginità.

Sfortunatamente per noi, Sant’ Agostino secoli addietro sentenziò che il peccato originale (da lui bellamente inventato) si trasmette ai discendenti di Adamo ed Eva attraverso il sesso.

Queste due sinistre assurdità, cioè il peccato originale e la peccaminosa natura del sesso, entrambe frutto della fantasia quanto meno ossessiva – se non malata – del santo africano, ci son purtroppo costate carissime.

Infatti una grande civiltà come quella Greco-Romana, nella quale uomini e donne non avevano realmente molti problemi col proprio corpo e col sesso, si trovò a fare i conti con gli appiccicosi, puritani pruriti dell’ ebraismo, a tutt’oggi imperanti, nel loro aspetto sociale, sia fra gli ebrei conservatori che fra i mussulmani.

Di tale bigottismo l’ esempio migliore è forse dato dalla preghiera mattutina degli ebrei ultra-ortodossi (per intendersi, quelli che a Gerusalemme fan circolare le proprie mogli con il burka addosso). In tale preghiera, i pii ebrei ringraziano innanzi tutto il loro Dio per non averli creati femmine!

Perché nell’ Impero di Roma, se anche il senso della famiglia, soprattutto come nucleo sociale fondamentale, era molto forte, specie fra i Romani (pensate a Cornelia ed i suoi gemelli), in realtà dal Vallo Adriano nella terra degli Scoti alle sponde del Mara Arabico, cortigiane, etère e omosessuali non avevano veri problemi sociali, e la storia della civiltà Greco-Romana abbonda di esempi famosi, da Saffo all’ Imperatore Adriano, indicanti che la vita sessuale dei Greci e dei Romani era, a dir poco, ben disinvolta.

Nella camicia di forza del Cristianesimo, la società Greco-Romana fu presto condannata, grazie all’ insegnamento teologico dell’ inneffabile Agostino, a considerare il sesso come “peccaminoso veicolo di peccato”.

Le radici di tal bigottismo son antiche. Dice infatti la Bibbia che Adamo ed Eva, dopo aver peccato, si accorsero di essere nudi e si nascosero a Dio che, nella sua passeggiata serotina, li cercava per i sentieri del Paradiso Terrestre.

La frittata, fratelli e sorelle, era fatta! E non c’ è stato più scampo per noi, poveri discendenti.

Fra l’ altro ci resta tutt’ora totalmente ignota la vera ragione per cui Dio faccia pesare su di noi figli il peccato di Adamo ed Eva, quando in verità (come tutti sappiamo) è oggi indiscusso il fatto che la responsabilità è solo personale!

O no?

Beh, quante volte sentiamo dire chi ha subito violenza o soprusi vien spesso convinto dal suo persecutore di essere in colpa?

Quello del peccato originale è lo stesso identico caso: Il tuo illustre capostipite Adamo ha peccato? Quindi sei peccatore e colpevole!

Fratelli e sorelle, non è questo un disgustoso atto da parte del Dio biblico? Un gravissimo atto di gratuita violenza, oltretutto vigliaccamente perpetrato nei nostri confronti, facendoci arrivare nel mondo già marcati per una cosa che non abbiamo commesso (non esistevamo!), per di più facendoci partorire da un sesso che prima di tutto è, per definizione, veicolo di peccato?

Dove finisce l’ obbiettività, se già nasciamo automaticamente peccatori, e quindi destinati alla dannazione?

Tutto questo è l’ esatto equivalente del più bieco razzismo nazi-fascista: sei negro, sei ebreo? Sei automaticamente condannato.

Vi raccomando il Misericordioso ed il Compassionevole!

Fateci un pensierino sopra per favore, e vi renderete conto dell’ enormità dei beneamati principi agostiniani.

Ma andiamoci piano! La realtà è ben più complicata! La realtà è che ovviamente, nella testa del nostro Agostino di Tagaste, non c’ era al lavoro soltanto la parte sadico-maniacale bigotta (che era tanta!), c’ era anche e soprattutto la volontà di costruire una solida base alla missione della Chiesa.

Perchè se c’ è il peccato originale (cortesia dell’ Agostino stesso) che ha macchiato l’ umanità, e Cristo è la salvezza, la missione divina e salvifica della Chiesa, autoproclamatasi rappresentante del Messia, è indiscutibile.

Per cui, uomini e donne, convincetevi: siete peccatori dalla nascita, partoriti da un sesso che è veicolo di perdizione,

E per tornare al discorso iniziale, da qui scaturisce, ovviamente, che se il sesso è veicolo di peccato, la castità è la sola vera alternativa.

Ed è proprio in questa atmosfera che nel III e IV secolo venne sempre più esaltato il culto di Maria Vergine, Madre di Dio: simbolo di purezza e assieme di sacra maternità.

Due piccioni con una fava: esaltata in Maria la purezza data dalla verginità, ed esaltata la maternità.

Come mangiarsi la bistecca senza bisogno di scannare il bue.

E così ci han sistemato per le feste, dicono a Roma.

Nell’ esaltazione della verginità, si annidano però varie gravissime contraddizioni: Per esempio, è ovvio innanzi tutto che se non ci fosse il sesso noi non saremmo qui a discutere; in secondo luogo resta da spiegare come mai un Dio perfetto ci abbia creato facendo irrimediabilmente impura (e quindi sconsigliabile) una attività fisica, senza la quale, guarda caso, non esisterebbe l’ umanità da lui stesso voluta, ed andrebbe a catafascio tutta la favoletta del salvifico sacrificio divino.

Perché infatti, una volta convertita alla vera fede, la stirpe di Adamo si dedicherebbe alla castità, il reale ed unico rimedio all’ impurezza. E la castità, ineluttabilmente, estinguerebbe i protagonisti della storia.

L’ umanp dramma con la discesa finale del Cristo Salvatore svanirebbe, come un disegno pensato e mai materializzato.

Come terzo punto c’ è anche da menzionare che l’ attività sessuale è un’ attività fisica che proprio quello stesso Dio (bellamente contraddicendosi) ha celebrato ed incoraggiato quando nella Bibbia ha dettato: “Crescete e moltiplicatevi”.

Ce ne sarebbero altri di argomenti, ma penso che per ora bastino.

Un mio amico obbietta però che non si puô ritenere responsabile un’ intera Chiesa del bigottismo di Sant’ Agostino.

Pienamente d’ accordo, come la Chiesa non puô essere ritenuta responsabile delle scemenze di cui abbondano i lavori di tanti altri teologi e di tanti concilii ecumenici (pensate solo alla barzelletta dell’ infallibilità del Papa proclamata dal Vaticano I…).

Perô questa Chiesa invece di rinnovarsi una buona volta, e di ammettere che Sant’ Agostino avrebbe potuto far un ottimo uso di un moderno psichiatra, ha perpetuato l’ errore, accentuando sempre di più la questione del peccato originale, e del sesso come peccato e veicolo dl peccato.

Pensate alle conseguenze: pensate alla abbietta atmosfera che generazioni e generazioni di donne ed uomini han dovuto sopportare nella loro vita sessuale e sociale per colpa di questa agostiniana imbecillità, e capirete cosa intendevo quando dicevo che tutta questa faccenda ci è costata carissima!

Pensate alla discriminazione verso le donne, ai delitti d’ onore, alle cinture di castità, alle limitazioni nell’ educazione, nell’ eredità, nella vita pubblica, alla mostruosità delle mutilazioni genitali femminili, tutt’ ora diffuse in Africa…

Tante altre cose contenute nelle religioni hanno devastato i popoli, ma penso che si possa dare per certo che questa storia dell’ esaltazione della verginità ha un posto preminente fra le disgrazie umane, in particolare per i cristiani, i mussulmani e gli ebrei.

A parte il fatto che la favoletta della verginità di Maria è ancor piu assurda delle sinistre, psicotiche meditazioni di Sant’ Agostino.

Infatti, cari fratelli e sorelle, se leggete scoprirete intanto che il culto di Maria è nato tardi, probabilmente non prima del 250 dopo Cristo. Prima di allora era preminente un’ altra deità femminile, che poi è diventata lo Spirito Santo (che è di sesso maschile, almeno nelle concordanze grammaticali). Ma questo è un discorso a parte, ne parleremo forse un altro giorno.

Scoprirete anche, leggendo la storia, che resta da spiegare come mai alcune antiche religioni, ben più vecchie del Cristianesimo (si parla di almeno una decina di secoli) adorassero un Dio nato da una Vergine, e come mai oggi non si menzioni che Iside, la dea egiziana, famosa già mille e duecento prima di Cristo, era chiamata la “Madre di Dio”.

Ci son persino statue di Iside in cui la dea ci viene mostrata col bambino in braccio!

Nei primi tre secoli dopo Cristo, il culto di Iside era diffusissimo nell’ Impero Romano, con tante piccole edicole e tempietti lungo le strade consolari più importanti. Ad imitazione di ciò che gia si cominciava a fare con le cattedrali, che si costruirono utilizzando preesistenti edifici pagani, moltissimi di questi tempietti di Iside vennero riutilizzati dai cristiani, semplicemente rimpiazzandone le statue con quelle di Maria.

Alla fin fine, il culto era esattamente lo stesso.

Mi chiedo: non sarebbe ora che abbandonassimo queste favolette? La Vergine Maria è una invenzione pura e semplice. Cristo, come la maggioranza degli ebrei del tempo, faceva parte di una famiglia numerosa, aveva fratelli e sorelle. C’ è scritto chiaramente nei Vangeli, leggetevelo, è lì! Anche se la Chiesa ci dice che non è cosi, spiegandoci che gli Evangelisti, quei mattacchioni, han scritto “fratelli” e “sorelle”, ma in realtà intendevano dire parenti ed amici.

Non sarebbe ora che avessimo un po’ di rispetto per i fatti? Non sarebbe ora che ci riconciliassimo con il nostro intero corpo? Perché mai donne e uomini dovrebbero rinunciare al sesso?

E quante offese, discriminazioni, innuendi, sottintesi, o dirette e umilianti frasi le donne soffrono nel corso della loro vita?

Il culto parossistico di Maria Vergine rappresenta l’ epitome di questa tragica, vile, discriminativa, profondamente ingiusta situazione che le nostre sorelle debbono soffrire.

Perché questo mito assurdo della verginità è purtroppo diventato nei secoli un modello sociale per le donne, continuamente indicato loro come una nobile aspirazione, ampiamente incoraggiata (soprattutto dagli uomini, manco a dirlo incredibilmente protesi alla purezza ed alla devozione).

La deformazione paranoica e maniacale della società cristiana raggiunse uno dei suoi vertici nell’ epoca vittoriana, in cui la pudicizia imponeva addirittura la frigidità alle donne.

Perché certo, cari fratelli e sorelle, come si poteva anche solo pensare alla propria madre come a una vogliosa peccatrice? Le madri erano sublimi, erano sante, per carità il sesso lo avevano solo subìto, mai desiderato, che orrore, lo han accettato solo per il bene della famiglia! Per intenderci, qualcosa come cucinare, fare il bucato o pulire la casa.

Non lo ripete il prete in confessione? “Il sesso è per adempiere al comandamento di Dio di riprodursi! Altrimenti bisogna essere casti!”

Gli ultimi due Papi anteriori a Francesco han continuato a ripetercelo nei loro discorsi e nei loro viaggi. Benedetto lo ha persino dettato agli Africani come rimedio all’ AIDS, al posto del profilattico!

Da cui, tornando all’ epoca vittoriana, poi scaturì ovviamente l’ opinione che il piacere sessuale non era assolutamente appropriato per le donne per bene, e che quindi quelle di loro che erano restìe ad accettare questa demenziale ipocrisia, erano da considerarsi di facili costumi.

Son anziano abbastanza per ricordarmi riunioni di vecchi nelle osterie dove, ragazzino dodicenne, andavo a comprare il vino per la cena. Ascoltavo le discussioni sulle nuove generazioni, e in particolare sulle donne e le loro “scandalose” gonne, accorciate fino al ginocchio! Ricordo ancora le parole pronunciate dai vecchioni a bassa voce: “Perché le donne, tutte puttane sono!”

Se volete leggere una colorita e gustosissima descrizione del puritanismo cattolico sud Americano, leggetevi quello splendido libro che è “Cento anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. È realmente impagabile.

Fratelli e sorelle, lasciamo stare la Vergine Maria, che riposi in pace, assieme a tutti gli altri idoli, ai miti, alle favole, ed alle tante sacre e solenni scemenze che offuscano le menti, e che purtroppo continuano a circolare, gelosamente protette e promosse, ormai da millenni, da chi ne ha fatto un potente strumento di potere e di sfruttamento, a cui non vuole rinunciare.

Una volta una mia amica, ascoltandomi su questo tema, mi ha detto: “E allora? Anche se tutto questo è vero, resta il fatto che di fronte a quattro pezzi di gesso rappresentanti Maria Vergine, i credenti piangono, si liberano dei pesi della loro coscienza, vengono consolati dalla preghiera”.

Certo, ciò è innegabile. Basta andare ad un qualsiasi pellegrinaggio! Scopriamo sì che son quasi tutti turisti, ma anche che fra loro non mancano alcuni sincerissimi credenti.

Come è innegabile, dico io, che ci sono stati per secoli e millenni (e ci sono anche oggi) tantissimi sinceri credenti che, spinti proprio da quella stessa fede religiosa

– han sterminato i Cristiani Nestoriani (San Clemente stesso scrisse che gli orrori di quelle stragi fra cristiani avevan “portato l’ inferno sulla terra”);

– hanno arrostito vivi migliaia di Indiani Americani per i loro culti sciamani;

– han reso un inferno la vita degli Indiani di Goa, Kerala etc, dove la Piissima e Santa Inquisizione portô la vera fede e tanto, tanto sangue (come I miei amici Indiani mi han tante volte raccontato), anche di innocenti bambini;

– durante 1500 anni hanno scatenato in tutto il mondo cristiano vergognosi progrom ed infinite, feroci, sistematiche persecuzioni degli ebrei.

In nome di Cristo, nostro Salvatore.

Ed ora in Afganistan, Pakistan, Iraq, Iran etc, e recentemente in Egitto, i sinceri credenti musulmani han fatto e fanno della loro fede la formula magica per la distruzione forsennata del vivere civile di milioni di uomini e donne, e per l’ inesorabile declino dell’ universo mussulmano.

L’ ultimo esempio degli effetti della potenza della fede religiosa (questa volta il motore è la Guerra fra Sunniti e Sciiti) lo ho ascoltato ieri alla BBC:

– oggi come oggi ci son più di otto milioni di profughi Siriani, di cui, contando anche i profughi “interni” alla Siria, quasi due milioni son bambini.

– La BBC ha intervistato una donna siriana, che ha raccontato di aver dovuto lasciare la propria casa, il proprio lavoro, la propria macchina, e dar l’ addio alle scuole dove studiavano I suoi figli, per trasferirsi in Giordania.

– Vive ora in un campo di profughi strapieno, dove per andare al cesso si fa un’ ora di fila, si sopravvive per la carità dell’ ONU, ed i bambini non hanno più una scuola, e non avranno più un futuro.

Tutto questo, ovviamente, in nome di Dio, il Misericordioso ed il Compassionevole!

State bene, fratelli e sorelle.

No future

English:

From some Eastern Europe (sorry for the foul language):

1) We have a shitty past

2) The present is awful

3) Luckily we have no future

Español:

De unos amigos de la Europa del Este disculpen las palabras feas :

1) Tenemos un pasado de mierda

2) El presente es horripile

3) Por suerte no tenemos futuro

Italiano

Da alcuni amici dell’Europa dell’Est (mi scuso per la rudezza del linguaggio):

1) Abbiamo un passato di merda

2) Il presente è orribile

3) Ma siamo fortunati: Non abbiamo futuro.

A BEAUTIFUL BOOK

Dear friends:

The land I grew in is in Africa, in a desertic area along the Red Sea. Massaua is my hometown.

I know more about deserts than about any other type of land.

I found a book describing the Western Desert of Egypt (and I am also familiar with it, I went to live there for a couple of years as a toddler).

Title of the book: SIWA

Author: C.Dalrymple Belgrave

He describes the life in the desert, and I found it wonderful!

His descriptions are accurate and detailed, he presents what is essential to the desert environment.

I already know most of what he writes about, because of my life there, but also because my uncles were all desert men as well, who enchanted me with their stories of their long trips on camels, of their nights passed sleeping in the tents of the Bedouins, or under the immense canopy of the stars, as they were moving from one oasis to another.

A world quite different from the one i live in now!

Stay safe!


UN BEL LIBRO

Cari amici:

La terra in cui sono cresciuto è in Africa, in un’area desertica lungo il Mar Rosso.

Massaua è la mia città natale.

So di più sui deserti che su qualsiasi altro tipo di ambiente.

Ho trovato un libro che descrive il deserto occidentale dell’Egitto (e lo conosco, ci sono andato a vivere per un paio d’anni da bambino).

Titolo del libro: SIWA

Autore: C.Dalrymple Belgrave

Descrive la vita nel deserto e l’ho trovato meraviglioso!

Le sue descrizioni sono accurate e dettagliate, presenta ciò che è essenziale nell’ambiente desertico.

So già gran parte di ciò di cui scrive, per via della mia vita lì, ma anche perché i miei zii erano tutti anch’essi uomini del deserto, che mi hanno incantato con i racconti dei loro lunghi viaggi sui cammelli, delle notti trascorse dormendo nelle tende dei beduini, o sotto l’immenso baldacchino delle stelle, mentre si spostavano da un’oasi all’altra.

Un mondo molto diverso da quello in cui vivo adesso!

State bene!

Happiness

Una riflessione in inglese: “Happiness is a direction, not a place.”

Liberamente ma forse imperfettamente traducibile così: “La felicità è uno scopo, non uno stato.”

“Place” in inglese è” luogo”, ma si usa anche nel senso di condizione. Per esempio, “I am in a bad place” vuol dire che sono nei guai, in uno stato negativo.