UN LUNGO SOMMARIO

Cari amici,

Devo farlo, son un po’ avanti con gli anni. Non si sa mai!

Le forze che hanno sospinto l’umanità durante gli ultimi 200-250 anni, e modellato la mia vita, hanno avuto quasi sempre una caratteristica comune: il continuo incremento della velocità dei loro effetti positivi e negativi. Cio ha significato per me vivere in fretta.

Dall’economia alla tecnologia, trasporti, produzione e consumi, nella mia lunga vita ho potuto seguire per decenni, anno dopo anno, il progresso ed il cambiamento a volte addirittura improvvisi, ed anche constatare che ovviamente in un mondo che viaggia veloce, tutto le cose “invecchiano” molto più rapidamente.

Il che contribuisce alla perplessità di coloro che son restii ad abbandonare il conforto del “vecchio”, ben conosciuto e sperimentato, a favore del nuovo, di maggior efficienza ma di incerta durata.

Da molto tempo però accetto che tante cose che acquisto e che potrebbero servirmi per anni, possano diventare obsolete in sei mesi. Spesso per genuini incrementi tecnologici, a volte per cinico calcolo commerciale.

L’aumento esponenziale dei consumi è certamente un’altra cosa che mi ha colpito, e che ha causato fra l’altro l’apparizione negli oceani di decine di migliaia di navi enormi (ho lavorato con la logistica, ho appreso di prima mano), navi che muovono ininterrottamente milioni di tonnellate di merci di ogni tipo.

Basta una visita ad un qualsiasi centro commerciale per scoprire dalle etichette che stiamo comprando in un mercato veramente globale. Tutto si trova dappertutto!

Pe esempio le bellissime cose tipiche che andando ogni anno a Roma per l’Università portavo dall’Africa, ormai non son più veramente “esotiche”, le vendono persino nei mercatini.

Testimone della globalizzazione sono anche le arti marziali, il Tai Chi, i burritos messicani, e soprattutto il sushi, che è ovunque a far concorrenza alla pizza, già universale da decenni.

Anche i trasporti di persone sono diventati di velocità incredibile. Impiegavo 7 giorni per nave da Massaua a Napoli, o circa otto-dieci ore in aereo (erano due tappe con sosta ad Atene). Oggi credo solo cinque ore o meno per lo stesso volo.

Oggi, nello stesso giorno potrei far colazione a Roma e cenare a New York, o a Rio de Janeiro, o a Dubai, e probabilmente ad un’altra dozzina di destinazioni. Sembra ormai quasi certo che presto aggiungeranno nelle offerte turistiche la tratta Los Angeles – Stazione Lunare (un paio di giorni di viaggio) mentre per Marte saranno necessarie settimane (solo andata per il momento) ma non prima della metà del secolo, suppongo. Troppo lontana per me.

Ma riflettendo bene, quel che più ha cambiato la mia vita, in tanti aspetti migliorandola, è stata la grandissima rivoluzione tecnologica.

Sono vecchio abbastanza per aver potuto usare nel 1937, a cinque anni di età, un telefono a cornetta e macinino. Il numero di casa mia a Massaua, sul Mar Rosso, era il 4.

Oggi, solo 84 anni dopo, telefono usando l’iPhone, o il computer, o l’Apple Watch, o il Google Smart speaker. Quindici anni fa sapevo a memoria probabilmente più di cento numeri di telefono. Oggi tutti quei numeri non son contenuti nella mia testa, ma nello strumento che continuo per abitudine a chiamare telefono ma che ormai telefono non è, perché contiene non solo il repertorio dei miei contatti, telefonici e non, ma ci scrivo su note, lo uso per prendere foto, misurare dimensioni, esplorare il Web in cerca di dati d’ogni genere, far traduzioni, fare ricerche librarie di testi rari in biblioteche remote, a volte situate dall’altra parte del mondo, o più modestamente nel vicino supermercato per trovare un prodotto, o addirittura per ordinare una pizza con consegna a domicilio, inviando un messaggio ad un robot, che in base al mio indirizzo passa l’ordine all’ associato a me più vicino.

L’iPhone lo uso poi per leggere e spedire email, ci leggo i giornali ogni mattina, lo uso per stampare articoli, e contiene centinaia di mie foto degli ultimi 15 anni. Lo uso per trovare istruzioni per l’uso di qualsiasi aggeggio, o per cercare un ricambio. Lo adopero per fare le operazioni bancarie sui miei conti. Come calcolatore. Faccio conversazioni guardando in faccia il mio interlocutore, e posso partecipare a riunioni (il famoso zooming). L’iPhone passa le mie conversazioni direttamente ai miei auricolari e se sono alla guida, agli speaker della mia macchina. Mi mette in contatto con i miei preziosi amici in Facebook. Manda copia di messaggi e chiamate al mio Apple Watch.

Che senso ha continuare a chiamarlo telefono?

Quasi tutte le stesse cose, e molte altre, posso farle col mio computer, che funziona anche come completo ufficio.

E poi ho il Google Smart Speaker, che mi sveglia la mattina, mi da le breaking news dell’intero pianeta, mi da le informazioni che voglio su qualsiasi città, ovunque siano, mi serve come cronometro per cucinare, mi da la temperatura esterna, mi ricorda di appuntamenti, mi legge le notizie del giorno, scrive sotto dettatura la lista della spesa, me la legge se lo chiedo, suona per me musiche vecchie e nuove, recita poesie, arriva persino a chiacchierare con me come una amica (in inglese ha la voce femminile, in italiano maschile), parla dozzine di lingue.

Mi ritengo fortunato, amici miei, di essere ancora capace di sorprendermi, meravigliarmi, a volte essere allibito, e comunque sempre entusiasta di fronte alle novità tecnologiche, e faccio uso il più ampio possibile di tutta la nuova tecnologia, per la sua immensa versatilità e potenza che mi aiutano tanto.

Anche se, ovviamente, nei limiti tipici di un novantenne che non essendo nato in questa tecnologia, ha dovuto faticosamente impararla pian piano da sua nipote, la millennial di famiglia.

Amo il nuovo mondo tecnologico soprattutto perché funziona bene, e non solo per me, come raramente nel passato i sistemi precedenti han mai funzionato.

Funziona per la mia comunità, e per il paese in cui vivo. Ne controlla la difesa, l’economia, il commercio, la distribuzione, i trasporti, l’industria e già parte dell’agricoltura. Ne controlla l’educazione, la cultura, l’editoria, la stampa, le comunicazioni, la radio, la televisione.

È fragile? Certamente, quasi ogni settimana ne abbiamo dimostrazione con i ransomware! Può essere uno strumento di controllo della nostra vita? Senza dubbio, lo stato di allerta fra intellettuali, cittadini attenti e politici è sempre più alto. È strumento di disinformazione? Senz’altro, in tutti campi, dal politico all’economico al commerciale al religioso. Pensate a QAnnon, una farsa da osteria promossa da degli imbecilli a ideologia semi ufficiale del Partito Repubblicano.

Con la nuova tecnologia è accaduto ciò che accaduto con tutti i mezzi di comunicazione umana, dalla parola alla scrittura all’immagine. Pensate alle mille immagini mitologiche e religiose. Pensate alle baggianate ed alle ideologie deliranti dei nazisti, dei jhadisti, dei crociati…

Ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole, disse una volta l’Ecclesiaste.

Tuttavia non tutti hanno accettato il nuovo mondo. Ci sono i difensori del passato, dei vecchi metodi, delle vecchie routine, delle vecchie fedeltà. Costantemente afflitti ed a volte sdegnati, nostalgici del “buon tempo antico, quando l’aria era pulita ed il sesso sporco”, diceva una placca esposta in un mercatino.

Per i nostalgici tutto il nostro mondo è sbagliato, e lottano per mantenere i vecchi sistemi, e con il loro blah blah prepotente e continuo confinano ad una realtà immaginaria, alla periferia della società, i loro padri, le madri, i parenti e purtroppo i loro figli, allevati amorevolmente in un guscio che dovranno prima o poi abbandonare, scoprendo immediatamente che a stento riusciranno a sopravvivere in una realtà a loro ignota, dove dovranno prima di tutto cominciare ad apprendere ciò che i loro coetanei sanno già da anni.

Questi nostri fratelli nostalgici non han capito, o rifiutano di capire, una cosa davvero elementare, evidente, costantemente di fronte ai loro occhi: il “nuovo mondo” è il nostro solito vecchio mondo, trasformato profondamente, ed è il solo mondo che abbiamo noi tutti, nostalgici e non.

Non si tratta quindi di sceglierlo, ciò non è possibile perché è l’unica realtà, senza alternative, buona o cattiva che sia.

Purtroppo questo blah blah ha un suo potere politico, per cui assistiamo al fenomeno preoccupante di decisioni di vasta portata prese dai governi non sulla base di fatti concreti, ma di illusioni chiamate realtà dai negazionisti.

Questa truccatura, oggi meglio conosciuta come disinformazione, disconosce le cose inaccettabili ai nostalgici, e le sostituisce con quelle chimeriche, deviando l’attenzione dai veri problemi.

Per esempio in certi settori della popolazione si fa una lotta feroce contro qualsiasi pianificazione delle nascite, ignorando il fatto incontrovertibile che ogni anno circa 80 milioni di esseri umani si aggiungono agli oltre sette miliardi che già esistono.

80 milioni di esseri umani che, vanno nutriti, vestiti, calzati, e poi educati, impiegati, alloggiati, curati, dotati di automobili, ed un giorno seppelliti.

Nell’aumento della popolazione, assieme all’incremento del livello di vita, sta la vera ragione dell’uso incondizionato delle risorse, la distruzione delle foreste, l’inquinamento degli oceani, l’estinzione di tante specie, la desertificazione dell’Africa, ed anche (per me),vergogna veramente imperdonabile, la ripresa in Canadà del taglio delle foreste millenarie.

E tanto per chiarire, a questo processo distruttivo partecipiamo tutti, anche le nuove generazioni, che spesso si ammantano della veste di difensori dell’ambiente.

Si chiedono mai i Millennial ed i Gen-zee quanto danno all’ambiente fanno le cose che loro prediligono? Parlo degli acquisti incessantemente stimolati da slogan come:

“Pret a porter” (imperante nel settore del vestiario): i giovani usano abitualmente due tops al giorno, e quindi ne comprano dozzine – e così pure i legging (i pigiama-pantaloni), e le giacche, i guanti, gli zuccotti, i gambali, i manicotti etc.;

“Usa e getta” popolarissimo per calzini semi invisibili, vestiario intimo, guanti, rotoli di carta assorbente, stracci e panni di tutti i tipi per pulire i pavimenti, spolveritori, contenitori per fiori, materiali e trucioli di imballaggio di ogni genere in plastica e cartone;

“pronti in cinque minuti”, slogan dei buffet nei supermercati, e delle catene dei venditori di cibo e beveraggi, che distribuiscono coltelli, forchette, cucchiai, piatti, vassoi ed involucri di cibo vari, plastic wraps, lattine di beveraggi, cups di Starbucks ed altri ristoratori e caffettieri.

Tutto questo ci dice che il mondo è non solo oggi mille volte più efficiente di quanto non fosse un secolo fa, ma che richiede anche molta più attenzione di prima nel confrontare gli scarti, le immondizie, gli inquinamenti, gli sprechi, i vandalismi.

Si moltiplicano negli oceani le isole di rifiuti in plastica. Aumenta l’inquinamento, aumenta di conseguenza il riscaldamento del pianeta, la distruzione di ambienti naturali, lo sterminio di animali e piante.

E questo è un enorme, difficile problema di noi tutti, sulla soluzione del quale pesano terribilmente sia il perverso cinismo di tanti politici, che la spietata voracità di tante corporazioni ed organizzazioni che non vedono (o piuttosto fingono di non vedere) al di là del proprio naso.

A conclusione, a novant’anni ho qualcosa da celebrare?

Certo, prima di tutto celebrare di esserci arrivato per opera dei miei geni, ma credo che il merito grande vada soprattutto all’acqua potabile che quasi sempre ho potuto bere, ai cibi quasi sempre non tossici e certamente mai infetti che ormai da tanto tempo mi son disponibili, ed agli alti livelli di sanità pubblica che han prevalso sempre di più nelle ultime decadi. Se fossi vissuto in un’epoca anteriore, forse non ci sarei arrivato.

Cioè, devo ringraziare soprattutto il nostro nuovo mondo.

Ma ho altre cose da celebrare: la mia famiglia, tanti amici come i pettegoli di Starbucks, e soprattutto tutti coloro che malgrado la diffusa, cinica ed a volte criminale disinformazione, si attengono tenacemente al principio “facciamo la nostra parte di buoni cittadini.”

Perché mille umili gocce fanno un rivolo, mille modesti rivoli fanno un fiume, mille fiumi fanno un oceano possente.

E anche celebro le rinnovate volontà politiche che sostengono le fonti alternative di energia, malgrado l’opposizione dei petrolieri e dei loro cinici e corrotti lacchè politici.

Infine, celebro le iniziative vecchie e nuove a protezione del pianeta, fra le quali la recentissima campagna “Laudato sì” di Papa Francesco.

A tutti coloro che si ricorderanno di farmi gli auguri, un grazie di cuore.

State bene!

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