Nel 2017, c’ è stata una bella iniziativa sulla Sicilia, mirante a farne conoscere le bellezze. Una cosa che è andata ad arenarsi perché non era chiaro cosa si dovesse fare.
Io però preferisco parlare della gente che ho avuto l’ occasione di incontrare in Sicilia, anche se devo dire che da vecchio Africano trovo quella terra semplicemente incantevole, quel pezzo di terra vulcanica che sembra un po’ Africa.
Voglio palare della gente perché intanto si deve riconoscere che la Sicilia ci ha dato copiosamente scrittori, filosofi, attori e poeti di grande valore.
Purtroppo questo aspetto positivo è anche legato a sofferenze grandi, antiche e moderne. Sconciamente la sofferenza sembra un ingrediente frequente nella storia di chi fa la civiltà.
Ma a parte questa gloria, la gente in Sicilia è semplicemente brava. Ne ho fatto esperienza personalmente: quando facevo l’ insegnante ad Asmara, grazie all’ aiuto datomi dalla mia collega Professoressa Gulletta (tragicamente morta di parto) mi ero iscritto per una seconda laurea all’ Università di Messina, dove un lontanissimo 1960 andai per fare degli esami.
Arrivai un aio di settimane prima degli esami, andai in Facoltà e mi presentai ad alcuni studenti che erano nei corridoi, alcuni di loro stavano preparandosi per tali esami.
Dissi chi ero, da dove venivo, come fossi privo di informazioni ed in attesa di parlare con al Segreteria ed alcuni professori.
Gli studenti mi dissero subito: Non c’ è bisogno, ti aiutiamo noi. Due ore dopo avevo un piano di esami completo, avevo ricevuto in prestito l’ 80% dei libri necessari, riempito i vari moduli, ed ero stato invitato anche a mangiare una granita di fragole con panna, che i miei nuovi amici chiamavano “gremolata di fragole”, una specie di gelato che si mangia con la brioche.
Due giorni dopo ero a Roma, dove studiavo 12 ore al giorno per alcuni esami. Intanto mi arrivarono per posta due ultimi libri da una studentessa non aveva potuto prestarmi perché doveva finire gli esami.
Due settimane più tardi ero di nuovo a Messina per fare una prima serie di esami.
Fui adottato anche questa volta, e dai miei amici appresi tutto della Facoltà, ed anche mi istruirono sul perché, ancora nel 1960, c’ erano a Messina alcune rovine della palazzata di fronte al mare che il terremoto del 1910 aveva demolito.
A conferma della bontà della gente cito un mio amico di Verona, il dottor Brogini, geologo, che aveva curato diversi progetti in Sicilia per conto di una ditta di ingegneria operante sul territorio nazionale.
Brogini era quasi pronto per la pensione, e lui veneto aveva comprato già un terreno in Sicilia per costruirsi la casa. “Là andrò a vivere” mi diceva, “il calore umano, la simpatia della gente di quei luoghi è sconosciuta qui nel Nord! Hanno miseria e Mafia, ma reagiscono con il loro calore umano. Questo è ciò che voglio per la mia vecchiaia!”.
A Messina giravo per curiosità ed anche per interrompere le mezze giornate di studio frenetico, e feci amcizia con un barista che aveva un piccolissimo locale vicino al mio albergo. Era del Nord anche lui.
Era venuto per favorare sull’ autostrada, dopo quattro anni il progetto stradale finì, lui ebbe l’ occasione di comprare il locale in cui ora lavoarva, e dopo un paio d’ anni trovò anche la moglie.
“Non lascerei la Siclia per nessuna ragione” mi disse, “qui non ho avuto altro che aiuti e cortesie”.
Son stato in Sicilia altre volte, ma per lavoro. Lì ho visto i problemi medievali che pesavano come un macigno sui cittadini e che un mio vecchio amico siciliano denunciava come frutto di una società fradicia da secoli per malgoverno ed immobilismo dei governanti.
Questa è la gente che ho incontrato nella terra del Principe di Lampedusa. Buona giornata domani, intanto io vado a nanna.
State bene.