Memorie dell’ Eritrea

Carissimi:

Un mio amico, il Professor Issayas Tesfamariam della Stanford University, uno dei leaders della comunità Eritreo-Americana della zona di San Francisco, mi ha mandato un bel libro, scritto da Dawìt Gebremichaèl Haptè, dal titolo “Gratitude in low voices”.

Dawit è un ingegnere nel campo del software, lavora per la Bloomberg.

Mestiere sofisticato, oltretutto per una ditta di alto livello.

Ma ha scritto un libro dove ha presentato l’ Eritrea rurale, cui apparteneva la sua famiglia. Erano originari di Addì Hayò, un venti km fuori di Asmara. Ha bene desritto anche il processo di integrazione nella vita cittadina di Asmara, dove giunse in fuga ed assieme per andare a scuola, lasciando il piccolo villaggio.

In una forma semplice e scorrevole, l’ autore racconta le peripezie della sua famiglia.

Descrive la stessa realtà che abbiamo vissuto un po’ tutti, ma dal lato dei poveri. Il padre era un agricoltore poi diventato operaio. Ci son menzionati diversi datori di lavoro italiani, fra cui il calzaturificio Bini.

Per un vecchio Italo-eritreio come me, è una delizia, soprattutto perché Dawìt ha un atteggiamento distaccato da forti risentimenti, descrive una vita che anch’io ho fatto fra il 1972-73 ed il 1976.

Foto, descrizioni dell’ Asmara degli anni ’70, e continue disavventure con incessanti spostamenti, ma al livello sociale degli eritrei poveri con i quali abbiamo condiviso per tanti anni quel territorio, fanno rivivere una realtà che è stata la mia ultima realtà Africana.

Diciamo che descrive specie al principio una realtà che conoscono meglio quelli di noi che parlavano tigrino, chiacchieravano con le ragazze in cucina, e quindi conoscevano il mondo eritreo molto più di quelli come me che hanno sfruttato la conoscenza appresa dagli eritrei della nostra lingua per evitare lo sforzo di imparare il tigrino. Non abbiamo fatto lo stesso con l’ amarico…

Il libro è molto complesso, racconta tutta la storia della lotta contro l’ Etiopia, con tanti dettagli che non conoscevo, ed è inteessante perché qulle pagine di storia tragiche per tutti sono descritte dal punto di vista degli Eritrei, quelli la dispora, in fuga dalle persecuzioni di Menghistù, o disperatamente in cerca di un paese dove poter studiare.

Non tutto è positivo per noi. D’ altra parte non tutto quello che abbiamo fatto in Eritrea è stato positivo per gli Eritrei…

Il libro è scritto in un inglese veramente scorrevole. È gradevole ed interessante.

State bene.

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